feb 10 2012

habitatlab

Petition “ Adriatico Patrimonio dell’Umanità”

Archiviato in Senza Categoria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Forum of Adriatic and Ionian Cities & Towns

Brindisi, 5 febbraio 2011

Annika Patregnani  - HabitatLAB President

presents

Petition “ Adriatico Patrimonio dell’Umanità

Advanced by HabitatLAB Onlus for the recognition by UNESCO of the “ Adriatic Sea” as part of the natural humanity world cultural heritage

http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2011N6697

HabitatLAB Onlus

 

Via Pio Foà, 28 -  00152 ROMA

Via F. De Sanctis, 14 – 65122 Pescara

ITALY

 

PETIZIONE POPOLARE

promossa da HabitatLAB Onlus per il riconoscimento

del “MARE ADRIATICO” come appartenente al Patrimonio Naturale

Culturale Mondiale dell’Umanità da parte dell’UNESCO

 

per il tramite

- dell’Onorevole Ministro Per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare della Repubblica Italiana

E

- dell’Onorevole Ministro per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana

**********

Per meglio comprendere le ragioni ed il fine della petizione che in questa sede si è deciso di proporre alla sottoscrizione di tutti i partecipanti alla manifestazione, ed in seguito a tutte le istituzioni, fondazioni, enti, cittadini che tramite le diverse fonti di comunicazione saranno messi in grado di aderirvi, ci aiuterà una breve

Premessa

- Fondata nel Novembre del 1945, con sede a Parigi, l’UNESCO è una organizzazione delle Nazioni Unite cui attualmente aderiscono 193 paesi + 7 membri associati, fondata con lo scopo di favorire e mantenere la pace e la collaborazione tra i popoli attraverso i canali dell’Educazione, della Scienza e della Cultura.  

In questo senso il preambolo del suo Atto Costitutivo non è solo una dichiarazione con cui si sono cristallizzati i valori ed i principi che devono ispirare il suo operato, ma nel contempo un monito senza tempo per le generazioni presenti e future….. “Poiché le guerre hanno origine nello spirito degli uomini è nello spirito degli uomini che si debbono innalzare le difese della pace. Poiché la dignità dell’uomo esige la diffusione della cultura e l’educazione di tutti per la libertà e la pace, tutte le nazioni hanno doveri sacri da adempiere in uno spirito di mutua assistenza….

 

Una pace fondata sui soli accordi politici ed economici dei governi non può determinare l’adesione unanime, durevole e sincera dei popoli;

per conseguenza, questa pace deve essere costruita sul fondamento della solidarietà intellettuale e morale dell’umanità

- Nell’evoluzione delle attività e finalità demandate all’Unesco dalle nazioni costituenti ed aderenti, spicca una delle missioni che oggi hanno assunto carattere principale, anche perché fortemente sentita dalla popolazione di tutti i continenti, che consiste nell’identificazione, nella protezione, nella tutela e nella trasmissione alle generazioni future dei patrimoni culturali e naturali di tutto il mondo. Tali patrimoni difatti, rappresentando l’eredità del passato dai quali oggi l’umanità trae beneficio, la obbligano consapevolmente a trasmetterli alle generazioni future all’interno di un procedimento che la vede coinvolta non solo nel plasmare, attingere e fruire delle risorse e delle bellezze del mondo, ma anche di conservarle, per permettere alle progenie che verranno di godere di altrettanta beltà e di vitali risorse.     

Per raggiungere tale finalità, nel 1972 gli stati aderenti hanno dato vita al trattato internazionale conosciuto come Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale, Culturale, Naturale, con cui l’Unesco ha riconosciuto e posto sotto tutela sino ad oggi oltre 870 “siti” in 145 paesi del mondo.

La convenzione, difatti, prevede una forma di tutela diretta ed indiretta, atteso che con la ratifica dell’accordo gli Stati aderenti assumono reciprocamente l’obbligo di garantire l’identificazione, protezione, conservazione, valorizzazione e trasmissione alle generazioni future del patrimonio culturale e naturale (così come individuato ed ammesso dalla convenzione medesima) situato sul suo territorio, ed a tal fine si impegnano ad agire col massimo delle loro risorse disponibili, all’occorrenza con l’ausilio dell’assistenza e della cooperazione internazionale, sia a livello finanziario che artistico, scientifico e tecnico.

Per garantire il raggiungimento dei fini perseguiti, ogni Stato si obbliga  – per quanto possibile e nelle sue capacità – ad adottare una politica generale intesa ad assegnare una funzione al patrimonio riconosciuto ed ad integrarne la protezione nei programmi di pianificazione generale; istituire adeguati servizi di protezione e valorizzazione, di favorire lo sviluppo di studi e ricerche scientifiche per prevenire o fare fronte ai pericoli che minacciano il proprio patrimonio culturale o naturale;

prendere provvedimenti giuridici, scientifici, tecnici e finanziari adeguati ai fini anzidetti; favorire lo sviluppo della formazione nel campo della conservazione e valorizzazione, promuovendo la ricerca in questo ambito. 

Si comprende quindi l’importanza che ha assunto una tale organizzazione e le convenzioni di carattere sopranazionale, vincolanti per tutti gli stati membri, che in essa vengono stipulate; attraverso l’inserimento nell’alveo dei beni sottoposti alla convenzione/tutela Unesco, si permette sia alle popolazioni indigene che mondiali di ottenere una tutela del patrimonio naturale – culturale nazionale e transnazionale, prescindendo dall’ignavia dei governi e degli enti locali, troppo spesso distanti, se non addirittura agnostici – all’argomento.

E si comprende, a questo punto, la scelta di ricorrere alla procedura che più di ogni altra potrà garantire le nostre e le vostre richieste di tutela e conservazione di quel patrimonio marino che è il “Mare Adriatico” e l’area che lo circonda. 

- La procedura di riconoscimento è stata nel tempo perfezionata, snellita e resa ancor più rigorosa, avendo ristretto a cicli temporali di un lustro la possibilità per ogni stato membro di compilare una lista propositiva da inviarsi al Centro del Patrimonio Culturale dell’Unesco, corredato da un “dossier di candidatura”, redatto secondo le linee guida dettate dalla convenzione e dai regolamenti.

Per quanto riguarda l’Italia, qualora un sito o un’area non siano già presenti nella lista propositiva è possibile compulsare la loro iscrizione all’autorità competente, che per quelli di natura culturale o naturale sono rispettivamente i Ministeri cui la presente è rimessa, con l’esortazione di voler estendere l’adesione a quegli stati membri dell’

Unesco (Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Albania) che si affacciano sul Mare Adriatico e ne traggono vita.

- Probabilmente, qualcuno potrà osservare che la petizione si presenta “ambiziosa” rispetto alle determinazioni dell’Unesco, che quando ha riguardato “luoghi” da tutelare non si è mai spinta oltre determinati limiti geografici: tale prospettiva è stata oggetto di riflessione da parte del comitato organizzatore e dei collaboratori dell’associazione habitatlab, ma, riflettuto sulle considerazioni e motivazioni espresse nei successivi paragrafi, all’unisono si è scelto di seguire il moto ispiratore dell’iniziativa, che si sostanzia nella comune richiesta di tutela nazionale e sopranazionale del Mare Adriatico e – seppur così non fosse – di sensibilizzare le popolazioni ed i governi, enti, associazioni, dell’area geografica che la abbracciano per una sua comune invocazione e diretta realizzazione

MOTIVI

Sotto l’aspetto morfologico ed ambientale, le caratteristiche del Mare Adriatico lo rendono assolutamente tipico, se non unico nel suo genere, avendo beneficiato da madre natura di tante peculiarità non facilmente rintracciabili in altri luoghi similari.

Qualificato per conformazione come un bacino semichiuso all’interno del mare Mediterraneo, l’idrografia, cioè la distribuzione dell’acqua sulla sua superficie, è caratterizzata dall’afflusso circolatorio antiorario di acqua proveniente dal mare Mediterraneo orientale, che accede dal canale lungo la costa orientale e discende da nord a sud lungo la costa occidentale, e dall’acqua fresca e dolce proveniente dai fiumi italiani.

Lungo circa 800 Km, per una larghezza media di 150 km, con profondità che variano dai 75 – 80 mt di media del bacino settentrionale sino a quella massima di circa mt.1250 al largo della Puglia (Fossa del basso Adriatico), l’Adriatico risulta essere un mare altamente produttivo e pescoso, di gran lunga il maggiore tra quelli del mediterraneo e tra i primi nel mondo, e ciò anche per l’apporto naturale, nel suo stretto alveo marino, di sali minerali e sostanze nutrienti che sono diluiti in minima parte nell’acqua dei fiumi che vi confluiscono, mantenendo quella densità minima per costituire nutrimento per la catena alimentare anche una volta accolti nell’Adriatico, proprio in ragione della sua conformazione.

A ciò si aggiunga che la pianura padana, ricca di agricoltura ed allevamenti del bestiame, produce, come rifiuti, sostanze che per l’habitat marino sono altamente nutrienti, contribuendo a rendere l’alto adriatico la zona più produttiva in assoluto rispetto ad ogni altro ambiente marino, tanto che anche questo aspetto ha portato l’Unesco ha dichiarare patrimonio mondiale l’area del delta del Po’.

- La ricchezza ittica, intesa come prodotto del pescato, si alterna tra il pesce azzurro (alici, sardine, clupeidi) ed i calamari, moscardini pannocchie, presenti su tutti i fondali, agli scampi, naselli del medio e basso adriatico, ed ai molluschi bivalvi come le vongole veraci delle lagune settentrionali. Ad essi si aggiunga la coltivazione e produzione industriale di militi negli appositi impianti, localizzati soprattutto nel nord.

Tale ricchezza ha consentito lo sviluppo di una copiosa flotta peschereccia, divisa in alcune migliaia di unità, sia italiane che appartenenti alle nazioni che vi si affacciano (Slovena, Croazia, Bosnia, Montenegro, Albania), per la maggior parte di piccola e media stazza in ragione del prodotto pescato e del metodo  utilizzato, escluse quelle ad uso della pesca con reti da posta, nasse, e cestini per la cattura di seppie, lumachine ecc. .

Trattandosi per lo più di pesca artigianale, di antica derivazione e tradizione, vi sono collegati come ad un cordone ombelicale il lavoro ed il reddito di decine di migliaia di famiglie dedite esclusivamente al settore, che hanno quindi nel mare adriatico l’unica fonte di sostentamento e sopravvivenza. 

Ad esse, come ovvio, si deve aggiungere tutta la mole di ricchezza, lavoro, sostentamento di cui beneficiano centinaia di migliaia di persone che orbitano nel mondo del turismo, della ristorazione, della balneazione, ecc. .

II°

Sotto l’aspetto storico – culturale: il mare adriatico è circondato da siti, città, paesaggi, luoghi che rivestono un’importanza storico e culturale tale da meritare l’inserimento sotto l’egida dell’organizzazione mondiale parigina, tanto che oggi vengono definiti il “Patrimonio Unesco dell’Adriatico”, e tra cui si annoverano:

  • Venezia ed il Delta del Po’ in Italia;
  • Monte Sant’Angelo nel Parco Nazionale del Gargano in Italia;
  • il Parco Nazionale di Plitvice, la città storica di Trogir, la città storica di Dubrovnik, il complesso storico di Spalato con il Palazzo Diocleziano siti in Croazia;
  • il Parco nazionale di Durmior e la regione naturale e storico culturale di Kotor, in Montenegro;
  • il Sito di Butrint in Albania;
  • Kotor in Montenegro;
  • Stari Ras ed il monastero di Sopocani in Serbia.

Ad essi si debbono aggiungere le altre decine di monumenti, siti, città, parchi, che sono state inserite nelle liste propositive da parte delle singole nazioni (tra cui ovviamente l’Italia) per le quali si attendono le determinazioni delle commissioni competenti.

Ed ancora vanno segnalate ed evidenziate come aventi diritto ad essere inserite nella liste propositive per l’Unesco tutte quelle spiagge, litorali, cittadine storiche, monumenti, che “fanno parte del Mare Adriatico e con esso vivono in simbiosi”, e che per la loro straordinaria bellezza, ricchezza, testimonianza culturale, sono la meta del turismo mondiale, traendone prestigio, rispetto, risorse, quali

- le isole Tremiti (Italia)

- le isole dell’Incoronate e della Dalmazia (Croazia)

- il litorale del Conero (Italia)

- il litorale della costa dei Trabocchi della provincia di Chieti (Italia),

- la spiaggia di Zunije in Montenegro

per citarne solo alcune.

Spesso e volentieri sono le stesse realtà locali a manifestare l’esigenza di porre sotto tutela Unesco determinate realtà storico – culturali e bellezze naturalistiche come, da ultimo, si è verificato per la spiaggia di Cerrano di Pineto ed i Calanchi naturali di Atri.  

         

E’ sorta, difatti, negli ultimi anni, una spontanea forma di coscienza popolare transfrontaliera, che ha fatto propria l’esigenza di proporre iniziative volte a favorire la cooperazione sociale ed economica con quei paesi dell’area Adriatica per sostenere iniziative anche negli ambiti più diversi come la cultura, l’ambiente e la sua tutela, il turismo, per la creazione di una vera e propria “regione euroadriatica”, nella quale il mare adriatico diventa l’elemento di unione.

Si sta cercando di costituire una vera e propria rete adriatica di siti Unesco che, con caratteristiche similari e radici culturali comuni, possano essere oggetto di studio e di analisi, quanto di valorizzazione e tutela mediante l’individuazione di linee guida comuni e di azioni di promozione, per passare da una “tutela passiva” ad una tutela attiva del patrimonio culturale, chiave di risorsa turistica ed economica, che non può prescindere dalla tutela del “Mare Adriatico”

III

Tutti conosciamo l’evento occorso Martedì 21 Aprile 2010 al largo delle coste della Louisiana, nel Golfo del Messico, quando si è verificata un’esplosione sulla piattaforma della British Petroleum, presa in leasing dalla società svizzera Transocean (la più grande compagnia nel settore delle perforazioni off- shore) che ha provocato la fuoriuscita inarrestabile per diversi mesi, di cinquemila barili di petrolio al giorno (cifra ufficiale dichiarata ndr), con sconvolgimento senza precedenti dell’ambiente marino e della sua fauna, oltre che delle attività ad esso collegate, con effetti negativi diretti ed indiretti stimati per i prossimi 50 anni almeno. Rivolta la domanda ad esperti biologi marini, su cosa succederebbe se un incidente come quello del Golfo del Messico (ma anche di proporzioni minori) si verificasse nel mare Adriatico, la risposta è stata univoca: si assisterebbe alla morte di tutto il mare adriatico, che proprio per la sua morfologia (mare semichiuso, bassa profondità dei fondali, limitato ricambio delle acque rispetto ad un mare aperto) non potrebbe sopravvivere ad una simile evento.  

Orbene, di tutte le piattaforme estrattive italiane le principali si trovano proprio nell’Adriatico (alcune in Sicilia e nello Ionio): ad esse si devono aggiungere le piattaforme mobili per la ricerca di nuovi giacimenti.

Tre piattaforme estrattive sono ubicate di fronte ad Ortona (già nota alla cronaca per la realizzazione del Centro Oli da parte dell’Eni, poi sospeso per la vibrante protesta della cittadinanza e per l’opposizione di alcuni enti locali ed associazioni). A ciò si aggiunga che ad oggi (notizia WWF) oltre 60 km di area e costa marina abruzzese sono interessati da richieste ed autorizzazioni di concessioni per la ricerca ed estrazione di idrocarburi, mentre (secondo fonti qualificate) l’Italia ha già concesso l’autorizzazione ad iniziare sondaggi ad almeno 16 piattaforme mobili di cui la maggior parte appartenenti a compagnie straniere, in un tratto di mare dell’Adriatico (ma non solo) che vede interessate le regioni dell’Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise. Puglia.    

Allo stato non si conosce se sono state presentate richieste similari anche nei confronti delle nazioni della costa orientale, che per la loro vicinanza sono parti integralmente esposte al rischio diretto ed indiretto, come la stessa costa italiana, ad incidenti che si venissero a  realizzare nelle loro acque o in quelle internazionali.

- Le conseguenze dirette ed indirette in termini di inquinamento derivanti dall’attività di ricerca e perforazioni in corso nei fondali del nostro mare, come in quelli limitrofi o internazionali, oltre che dagli inevitabili incidenti che statisticamente conseguono all’attività estrattiva, al trasporto marittimo ed alle operazioni di carico e scarico, lavaggio delle cisterne, ecc., fanno temere per l’aggravarsi di un inquinamento sempre più avvertito e presente, e per le successive ricadute negative per le popolazioni che vivono dell’indotto derivante dal mare; mentre, come detto, il verificarsi di un incidente tipo quello assurto alle cronache mondiali, anche di proporzioni ben inferiori, avrebbe conseguenze irreversibili per l’intero Adriatico.

Alle suesposte considerazioni và aggiunto il pericolo gravissimo dovuto all’uso di materiali radioattivi per le perforazioni petrolifere in mare.

Appare così evidente che i rischi connessi all’attività estrattiva delle piattaforme petrolifere ed all’attività di perforazione in generale non possono essere continuamente sottovalutati e le conseguenze di un incidente che si verificasse nel mare Adriatico, soprattutto in prossimità delle coste, sarebbero inevitabilmente disastrose per l’intero ecosistema marino e per tutte le attività sopra indicate collegate alla sua esistenza e preservazione.

Altrettanto un simile evento comporterebbe conseguenze negative sui quei siti patrimoni dell’umanità, inseriti o meno nella lista Unesco, che sono situati vicino o direttamente sul mare Adriatico e che senza di esso, inteso nel suo contenuto più vitale e nella sua oggettiva bellezza, non avrebbero potuto assurgere a tale status o ne perderebbero comunque le caratteristiche, per essere, inevitabilmente, inquinati e compromessi.       

Ne consegue quindi la necessità, avvertita tra la gente, di ottenere un sistema di tutela più incisivo, anche di carattere sopranazionale, che possa portare ad individuare e prescrivere criteri di prevenzione e sicurezza maggiori rispetto a quelli sinora adottati, nonché misure di controllo sull’adozione delle stesse misure prescritte a prevenzione e garanzia.

IV°

A corredo e suffragio della petizione si richiamano le appendici tecnico – scientifiche degli istituti partecipanti (Mario Negri Sud, ecc.) e la documentazione di origine parlamentare messa a disposizione dagli “onorevoli” fautori dell’iniziativa, a dimostrazione che il tema è da diversi decenni oggetto di dibattito politico e sociale.

******************

In base alle suesposti considerazioni e motivazioni, noi liberi sottoscrittori  richiediamo al Governo Italiano, e per esso al Ministero per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare ed al Ministero per i Beni e le Attività Culturali di fare propria la presente petizione, sviluppare ulteriormente le tematiche in essa illustrate e, quindi,

candidare ilMARE ADRIATICO

al conseguimento dello status di Patrimonio Naturale e Culturale Mondiale da parte dell’Unesco.

Oltre che

adottare ogni misura e provvedimento idonei alla tutela e conservazione sua e dei siti e luoghi di pregio naturalistico e culturale che lo circondano.

Segue raccolta firme

HabitatLAB Onlus 

Via Pio Foà, 28 -  00152 ROMA

Via F. De Sanctis, 14 – 65122 Pescara

ITALY

 

—————————————————–

 

 

 

Petition

 Advanced by Habitat LAB Onlus for the recognition by UNESCO of the “ Adriatic Sea” as part of the natural humanity world cultural heritage

Through the Minister for the Environment and Protection of the territory and the sea of the Italian Republic and the Minister for the Goods and the Cultural Activities of the Italian Republic

We confidently hope that all participants to this protest will underwrite our petition, as well as all the institutional bodies, foundations, which through the various sources of communication will be able to join this project afterward.

 A short introduction will clarify our reasons and purposes.

Foreword

Established in November of 1945, based in Paris, UNESCO is a United Nations organization currently participating in 193 countries +7 associate members, founded to promote and maintain peace and cooperation among people through Education, Science and Culture.

In this sense, the preface of its Constitutional Act of association is not only a statement that synthesizes values and principles that should inspire its work, but also a timeless warning for
present and future generations …  “Since wars have their origin in the human spirit, it  is in  the spirit of the men that we  must raise the defenses of peace. Since the dignity of man requires sharing of culture and education of all to freedom and peace, all nations have sacred duties to fulfill in a spirit of mutual assistance. … A peace based solely on political and economic arrangements between governments can not determine the unanimous lasting and sincere unity of peoples, consequently, this peace must be built on the foundation of intellectual and moral solidarity of mankind

- In the evolution of the purposes and the activities delegated to UNESCO by its constituents and nations members there is  a mission that stands out today, strongly felt by the people of all continents: to identify, protect, safeguard and hand down  to future generations world’s cultural and natural heritage.

These assets represent the heritage of the past from which mankind benefits today and should benefit tomorrow. Mankind therefore is compelled to preserve these treasures so that its progeny could enjoy its beauty and vital resources

In order to achieve this objective, The World Heritage ConventionConvention concerning the Protection of the World Cultural and Natural Heritage • adopted by UNESCO in 1972 was founded. Since then, over 870 “sites” in 145 countries worldwide have been put under protection.

The convention, in fact, provides a form of direct and indirect protection to all Nations that ratify the document and ensure the identification, protection, conservation, enhancement and transmission to future generations of cultural and natural heritage (as identified and approved by Convention itself) in its territory, and to this end commit  to act with the maximum of their available resources, possibly with appropriate international help assistance and cooperation, at
financial, artistic, scientific and technical level.

To ensure the achievement of the purposes, each Nation commits –according to its possibilities possible and in its ability – a) to adopt a general policy designed to assign a specific function to the recognized heritage and to integrate its preservation into the overall national planning; b)to set up
adequate protection and enhancement services, promoting the development of scientific studies and research to prevent or cope with the dangers threatening  its cultural or natural heritage; c) to take necessary legal, scientific, technical and financial resources adequate for the above mentioned purposes; d) to support the development of training programs for  the conservation, development and promotion and  research in this area.

It is understood therefore the significance that such an organization and its transnational character have assumed, by binding on all Member Nations. By creating a list of sites of national and transnational natural-cultural importance protected by the UNESCO agreement , both local and worldwide visitors can obtain a global heritage conservation protection from possible governmental and local authorities misdoing , that far too often are blind to the subject.
It is understood at this point, the decision to use this procedure more than others to ensure our and your requests for protection and conservation of marine resources living in the “Adriatic Sea” and the area around it.

- The accreditation process has been perfected over time, facilitated and made even more severe, having a limited time cycles of the five years possibility for each Member Nation to list its proposals and send them to the Centre of Cultural Heritage at UNESCO, together with an “application form”, prepared in accordance with the guidelines laid down by the Convention and its regulations.

As for Italy, whenever a site or an area is not yet listed among the proposed protected ones it can be compulsory listed by the relevant authority, which for those of cultural or natural interest are respectively the Ministries above mentioned, with an exhortation to those member nations (Slovenia, Croatia, Bosnia and Herzegovina, Montenegro, Albania), which border the Adriatic Sea and get life from it.

- This is certainly an ambitious petition and will represent a real challenge to UNESCO, always involved in the protection of well defined areas.  This perspective has been discussed by the
organizing committee and collaborators of HabitatLAB association, and it has been decided that our reasons and considerations -expressed in the following paragraphs- will lead our initiative, and inspire our work of  denounce  and  awareness request to all Countries and Governmental bodies, associations, that embrace this geographical area, in order to aim to a common goal and  project of conservation.

OUR GROUNDS

I.

Under the morphological and environmental point of view, the distinctive features of the Adriatic Sea make it absolutely peculiar, if not unique, having benefited from Mother Nature’s many features not commonly found in other similar locations.

Defined as basin, for its semi-closed conformation in the Mediterranean Sea, its hydrographic state, that is the distribution of water on its surface, is characterized by a counterclockwise circulation of water coming from the eastern Mediterranean Sea, which gets  along the east coast from the channel and descends from north to south along the west coast, carrying fresh water from Italian rivers.

800 km long,  with an average width of 150 km, with average depths ranging from 75 to 80 meters in  the northern basin up to a maximum of about mt.1250 off the Puglia (the lower Adriatic Pit)the Adriatic is a highly productive Sea and teeming with fish, the most productive among those of Mediterranean and among the first ones in the world, and this also thanks its natural shape that allows the natural flow, in its narrow channel ,of  minerals and nutrients lightly diluted with river water, thus maintaining the minimum density necessary for the food chain to thrive. 

Moreover the Po Valley, area of intensive agriculture and livestock, produces waste substances that to the marine environment are highly nutritious, helping to make the Northern Adriatic the most productive sea area, allowing a  breathtaking number of animal species to prosper  thus becoming a UNESCO declared world heritage area of the Po delta ‘.

The abundance and variety  of fish spreads from the bluefish  (anchovies, sardines, Clupeidae) to squid, octopus cobs, squilla mantis present at all depths, with shrimp, plugging the middle and lower Adriatic and bivalve mollusks such as clams of northern lagoons. Moreover we find farming and industrial production of mussels and cockles in specific installations, located mostly in the northern areas.

Thanks to this richness a strong fishing fleet of various thousand small and medium size units (Italia, Slovenia, Croatia, Bosnia, Montenegro, Albania)  has been developed, all according to the fishing technique that is mainly artisanal and traditional. This represents the core of the income of tens of thousands of families for which the Adriatic Sea is the only source of life.
In addition to that the whole touristic machine revolves around the Adriatic Sea, a whole economy rotates around it accommodations, catering, swimming, etc.

II.

The Adriatic Sea is surrounded by towns, villages, sites of immense cultural relevance, already listed among the UNESCO Adriatic Sea Heritage such as:

-Venice and the Po Delta, in Italy;

- Monte Sant’Angelo, in Italy;

- Kotor , in Montenegro;

-Plitvice National Park, the historic towns of Trogir, Dubrovnik, the historical complex of Split and its Diocletian Palace, in Croatia;

- Dumiore National Park and the Kotor Region, in Montenegro;

-Butrint site in Albania

-Stari Ras and the Sopocani monastery in Serbia

-Plus dozens of other monuments, sites, towns, parks, beaches, that for their unique beauty and context are still waiting to be approved and included in the UNESCO World Heritage list, just to mention few ones:

-Tremiti Isles (Italy)

-Kornat and Dalmatian Isles (Croatia)

-Conero coast (Italy)

-Trabocchi coast in the Chieti Province (Italia)

-Zunje and Montenegro beach

It’s often the decision of local citizen  expressing the need of preserving cultural historical and natural sites  as, most recently, happened for the beach of Cerrano in Pineto and Natural canyons in  Atri. In recent years, a spontaneous form of popular consciousness that crosses any border, which has embraces the need to promote social and economic cooperation with those countries of the Adriatic that support efforts in different  areas as culture, environment and its protection, tourism, to create a real “Euroadriatic region”, in which the Adriatic Sea becomes the binding link.

We are trying to build a real network of Adriatic UNESCO heritage sites, sharing characteristics and cultural roots, in order to study and analyze and enhance their reality through
the identification of common guidelines and measures to promote their life and move on from a “passive ” to an active protection action of cultural heritage, as the touristic and economic key resource, which cannot be separated from of the “Adriatic Sea” conservation.

III.

May 21st 2010 is sadly well remembered for the environmental dreadful accident happened off the coast of Louisiana, where a British Petroleum rig (leased by the Swiss company Transocean, major company in the offshore perforation market) exploded, and for various months over five thousand (official declared quantity) barrels of oil leaked in the open sea every day. An unprecedented environmental disaster occurred, affecting at least the next 50 year of wild life. Experts and biologists believe that if such accident (or even a smaller scale one) occurred in the Adriatic Sea the whole fauna would die, due its peculiar features (semi closed sea, shallow waters, slow water exchange).

Now, all major extraction rigs are based in the Adriatic Sea, some other are off the coast of Sicily and in the Ionic Sea, in addition to that many other moving rigs searching for new areas of oil extraction in the Adriatic.

Three mining rigs are located in front of Ortona (already known for the creation of the Centre Oils by Eni, and then suspended for the vibrant protest of citizens and the opposition of some institutions and local associations). In addition to that today (news from WWF) as well as 60 km of coast and marine areas of Abruzzo are affected by the demands and authorization of licenses for exploration and production of hydrocarbons, while (according to qualified sources) Italy has already granted consent to at least 16 surveys moving rigs  most of  them belonging to foreign companies, in the area of the Adriatic sea (but not only) between Emilia Romagna, Marche,
Abruzzo, Molise. Puglia.

At the present time, it  is not known if similar requests  have been  made even to the countries of the east coast, that are equally exposed to the risk of direct and indirect accident, as the Italian coast.

- The direct and indirect consequences in terms of pollution arising from research and drilling operations under way in the depths of our sea, as in neighboring countries or international ones, as well as from the inevitable accidents that statistically could occur with mining, maritime transport and the loading and unloading, tank washings, etc.., shall lead us to fear for worsening pollution  levels increasingly felt and present, and the negative consequences for the populations living on the sea and the industries connected, while, as mentioned, the occurrence of an incident of even much smaller proportions than that occurred in Louisiana, would have irreversible consequences for the entire Adriatic.

The dangers of using radioactive materials for oil drilling at sea must be added.
It seems so obvious that the risks associated with mining of oil rigs and drilling activity in general can not be constantly underestimated and the consequences of an accident occurring in the Adriatic Sea, particularly near the coast, would inevitably be disastrous for the entire marine ecosystem and all the activities mentioned above related to its existence and preservation.
Likewise such an event would result in negative consequences for those UNESCO World Heritage Sites, included or not in the list, which are located near or directly on the Adriatic Sea and that without it, their content and in their most vital objective beauty, would be inexorably compromised and polluted.

It follows therefore the need felt among the people, to get a more effective system of protection, including one of transnational character, which can lead to recognition and setting of  criteria for safety and prevention, higher than those previously used, together with the implementation  of control measures  required.

IV.

In support of the petition we enclose technical scientific studies–issued by the participating institutions (Mario Negri Sud, etc..) and Parliamentary documentation made available by promoters of the initiative, showing that the theme has been for decades a political and social debate main subject.

Based on the above considerations and grounds, we free subscribers ask the Italian Government, to the Ministry of Environment and Conservation of Territory, Land and Sea and the Ministry of Cultural Heritage to  endorse  the petition, to further develop the issues set out therein and, therefore,

                                                            nominate the ADRIATIC SEA “

to the status of World Cultural and Natural Heritage by UNESCO

as well as

to take all appropriate measures to protect its conservation and sites and places of cultural and natural value around it.

 

                                                           Petition signatures attached 

 

HabitatLAB Onlus

 

Via Pio Foà, 28 -  00152 ROMA

Via F. De Sanctis, 14 – 65122 Pescara

ITALY

 

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feb 09 2012

habitatlab

tutti i protagonisti della Biennale Habitat 2010

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Biennale Habitat 2010

Manifesto collettivo 

tutti i protagonisti della Biennale Habitat 2010

Alice – Omar Algenii – Alessandra Angelucci – Maurizio Anselmi

Ginevra Basile – Daniele Becci – Giuseppe Berghella – Alessandro Biondo – Roberto Bonu

Marcello Borrone – Luciano Brandimarte -  Giordano Bruno – Edgardo Bucciarelli

Alessandro Cacchione – Verino Caldarelli – Cristina Campi – Nicola Campitelli – Domenico Cappuccilli – Walter Catini – Vincenzo Caporale – Federica Carpineta – Giorgio Celenza – Gianni Chiodi – Annalisa Cialini – Maria Gabriella Ciaffarini – Aurelio Cilli – Alessandro Cipressi – Alberto Clementi – Goffredo Civitarese – Romano Cocco – Maria Adele Colicchio – Antonio Collalti -  Armida Collalti – Domenico Collalti – Elena Costa – Mario Costantini – Alfredo Cremonese – Ugo Crescenzi – Complesso strumentale della Scuola Media “Pugliesi” Ortona – Conservatorio “L. D’Annunzio”

Coro femminile “Cappella Ars Musicalis” -  Coro “Emozioni antiche” – Stefano Cutilli

Lucia D’Alessandro – Filippo Del Guzzo – Marisa Del Signore – Angela De Lauretis – Licio Di Biase – Antonio Di Chiacchio – Fabio Di Cocco – Giuseppe Di Croce – Antonella Di Emidio – Armando Di Luca – Paolo Di Lullo

Giovanni Di Nunzio – Davide Di Cioccio – Enrico Di Giuseppantonio – Silvio Di Lorenzo – Alessandro Di Loreto – Rosalinda Di Marco  – Angelo De Nicola – Sara Di Giampietro – Beniamino Di Rico

Tino Di Sipio – Daniele Di Tonno – Manuel Dominioni – Walter D’Arcangelo – Piero D’Egidio

 Mario D’Urbano – Luca Dragani

Ensemble strumentale-vocale di musica antica “Il Migliarino” – Ensemble “Fairy Consort”

Antonino Fabbrocino – Smeralda Fagnani – Nicola Farina – Umberto Febo – Domenico Felicione -Tino Ferretti – Anna Maria Ferrone  – Nicola Francescucci – Berardo Fiorilli – Giuseppe Fioritoni

Graziano Gabriele – Giancarlo Galan – Lorenzo Grottola – Giordano Bruno Guerri

Antonio Iacuone – Fabio Incatasciato – Cristina Ingarao – Bianca Lucia Iorio –  ISIA Roma Design: Tommaso Salvatori – Lorena Luzzi – Chiara Longo – Marco Ripiccini

Elio Lattanzio – Gianni Letta – Jessica Liberatore – Domenico Longhi – Nicola Lorito – Cinzia Lo Russo

Maria Bernadette Lo Russo  – Francesca Lupone 

Giorgio Mancini – Mario Mancini – Nicola Marvulli – Luca Matani – Luigi Albore Mascia – Gaspare Masciarelli – Remo Massacesi – Paolo Mastri – Leonardo Mastropasqua – Walter Mazzitti – Mario Mazzocca – Giuliano Mazzoccante Valerio Mele – Melos Clarinet Ensemble  – Alessio Misuri – Agostino Monteferrante – Luciano Monticelli – Arabella Morelli – Giandonato Morra -  Andrea Morricone – Cristina Mosca 

Andrea Oliva – Stefano Olivi  – Angelo Orsini – Orchestra della Scuola Media “Mazzini” L’Aquila

Carlo Pace – Nazario Pagano – Tommaso Pagliani – Giuseppe Pallottini – Pietro Palma – Mario Palmerio – Marco Papa – Mauro Pappagallo  -  Giustino Parisse – Franco Parone – Cristina Parone – Enrico Perigozzo –  Elena Petruzzi – Leonardo Pierdomenico – Simone Pirri

Fabrizio Rapposelli – Matteo Renzi – Francesco Rigon – Giorgio Rigon – Lorenzo Ronca – Remo Ruffini – Simona Rossi

Massimo Salcito  – Antonio Sebastiani – Dom Serafini – Sara Sidonio – Antonio Sorgi

Mons. Angelo Spina – Daniela Stomei – Scuola Elementare 1° Circolo, Pescara 

Silvio Tarantelli – Massimo Taschini – Guerino Testa – Luigi Tiberio – Matilde Tommassini  – Fabrizio Tontodonati – Antonella Torelli – Alessandro Tornincasa  – Enrico Trubiano – Donato Tulliani

Claudio Ucci – Enzo Vaccarella -  Gianni Zaccardelli – Andrea Zappone

ENTI 

Regione Abruzzo 

Presidenza del Consiglio Regionale 

Comune di Atri   

Comune di Anversa degli Abruzzi 

Comune di Pescara 

Comune di Pineto   

Comune di San Giovanni Teatino

Provincia di Chieti

Provincia di Pescara

Provincia dell’Aquila

Provincia di Teramo

Camera di Commercio Industria Artigianato Pescara

Ordine degli Architetti Conservatori Paesaggisti Pianificatori Prov. Pescara

Porto Turistico di Pescara

 

 

Artisti a Villa Basile

 
Aurora Manfredi
Cinzia Lo Russo
Amedeo Lanci
Antonio Spagnuolo
Stefano Benedetti
Giuseppe Capaccioli
Paolo Bocco
Gudrun Burgstaller
Laura Grassi
Santo Paolo Guccione
Anna Garibotti
Luisa Bergamini
Annamaria Buonamici
Anna Grossi
Giovanni Colazzo
Alessandra Colazzo
Lorenzo Perrone
Nino Spallone
Alessandro Biondo
Arabella Morelli
Lorena Peris
Marco Lacomba
Alfredo Futuro
Alice
Vittorio Verderosa
Elisabetta Rogai

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feb 09 2012

habitatlab

Biennale Habitat 2010

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Biennale Habitat 2010
Relazione illustrativa

ELEMENTI ESSENZIALI DI  INQUADRAMENTO E VALUTAZIONE DELL’EVENTO
a cura del Comitato di Direzione di HabitatLAB Onlus e del Comitato di promozione della Biennale Habitat

       L’associazione  non Profit  HabitatLab Onlus ha promosso,  organizzato  e condotto a termine con successo a Pescara dal  9 ottobre  al 19 dicembre  2010  la prima  edizione  della  Biennale Habitat.

       Per due mesi  ha avuto luogo un programma denso,  vario, articolato in Forum, Simposi, Mostre, Concerti, Esposizioni con molte iniziative  e  momenti di  confronto aperto, di esibizioni artistiche,  manifestazioni assolutamente libere, di  particolare rilievo e significato,  in gran parte   autogestiti seppur legati  tra di loro da  più fili conduttori, da una impostazione metodologica “di sistema”, da una trama, una tessitura intenzionalmente  “olistica” .
       Un Evento  assolutamente inedito  senza eguali nel panorama italiano che ha messo in connessione  elementi a prima vista estranei gli uni agli altri, parti e realtà  nevralgiche dell’Abruzzo, una  rete formata da  borghi, alberghi diffusi,  progetti di architetture,  modelli  di urbanistica, programmi  energetici,  forme di mobilità, trasporti, tratturi, ecovie,  design e comunicazione, organizzazione del verde e del paesaggio,  programmi e progetti enogastronomici, turistici, portuali,  situazioni e stati di fatto  inerenti terremoto, tutela del mare, valorizzazione delle aree protette e della costa, ricerca scientifica, medicina, astrofisica, ecologia, biologia marina,  salubrità alimentare, piani e progetti di sviluppo di area vasta, progetti  innovativi di integrazione energetica, mappe dei titoli minerari,  progetti di designer in particolare per disabili, performance musicali, saggi, lezioni magistrali, concerti , balletti, mostre di pittura, d’arte, di architettura,  di ingegneria, tecnologiche,  mostre fotografiche, scritti storici, letterari,  di costume, aste di beneficienza.
       Una novità per metodo e contenuti   che ha attraversato  e annodato esperienze,  elaborazioni, approfondimenti,  piattaforme tecniche , progetti, rappresentazioni, rassegne, esibizioni artistiche,  dibattiti   documentati su temi  reali,  dentro una visione ed  un quadro  di  conoscenza diretta attestata , di  salvaguardia e valorizzazione  delle migliori,  diverse  e più autentiche  espressioni  (esemplarità)  del territorio  e dell’ambiente del “sistema Abruzzo”.
       Hanno trovato spazio nella Biennale  “esemplarità”  territoriali, storico-culturali ed   “eccellenze”  scientifiche, artistiche,  formative, imprenditoriali,  professionali, anche   poco note,  di cui l’Abruzzo dispone in notevole misura, necessariamente  scelte a campione,  in una sorta di anteprima,  nell’ambito delle principali  “aree  emblematiche”  della regione:    l’area  aquilana  del terremoto  del “Cratere”, la Costa teatina, l’Area metropolitana  Pescara – Chieti,   le aree protette dei Parchi e delle riserve naturali.

       Dalla originalità dell’impostazione , dall’impegno  e dalla volontà  del gruppo   di  professionisti, studenti,  operatori  delle quattro provincie abruzzesi che l’ hanno  promossa,  dagli exploit   registrati  nei   due mesi  di programmazione (ottobre-dicembre)   la  Biennale 2010 ha    tratto  motivi, linfa e  vigore   per  poter diventare  in breve tempo    una  importante   “macchina”  culturale e organizzativa, un “deposito archivio interattivo”   un centro di raccolta e di animazione di idee e progetti .      
        La forza della Biennale Habitat  è nella forza  di  idee ed esperienze positive,   di apparati concettuali  ed operativi innovativi, nella volontà di  una coscienza collettiva  intenzionata  a fare da contrappunto  ad un Abruzzo  in ombra,  defilato, depresso, sfiduciato,   fatalmente  debilitato dal terremoto,  dall’immanenza  ormai lunga di   disastri  pubblici,  giudiziari, morali ,  finanziari,  ambientali (sanità, acqua, rifiuti), dagli effetti e dalle  incognite preoccupanti della crisi italiana e internazionale.
      La forza della Biennale  è  nell’ interesse partecipe, nella presenza attiva , convinta  di enti, istituzioni, aziende, associazioni, artisti, musicisti,  scienziati,  personalità religiose, liberi professionisti, medici,  docenti, imprenditori,  pubblici amministratori, esperti, cittadini, giovani, volontari,  quali promotori, interlocutori, referenti e testimonial.
La Biennale  ne annovera già un numero consistente, di assoluto livello.
      Ha potuto registrarne  la  volontà, il dovere da parte loro di    impegnarsi  in  una “opera d’arte collettiva” ,   per  rianimare l’Abruzzo  ,  per  farne,  con la dovuta ambizione e nei limiti propri di ogni specificità,  modello  di un Progetto Paese per l’Italia del XXI secolo.

 La posta e le difficoltà della scommessa della Biennale sono alte.
      Si considerino solamente gli  handicap e  le  condizioni  particolarmente difficili di  una regione, relativamente piccola, grande quanto una città mitteleuropea, di appena un milione e trecentomila abitanti, disseminati sul territorio,  una regione  “colpita nel cuore” dal terremoto,  politicamente debole,  da tempo  in affanno, priva di  bussole, disorientata,  esposta a  minacce  continue    di sfruttamento petrolifero, di infiltrazioni  affaristiche, di  incursioni di stampo mafioso,  di dissesti ambientali ed economici.
       La Biennale Habitat  per sua natura  si rivela  un interessante banco di prova, un terreno di  scoperta  di giovani talenti  di età  e di idee a cominciare dai suoi  stessi autori.
L’architetto  designer  Annika Patregnani   presidente  e principale artefice  della  edizione 2010   ne costituisce   un  esempio  straordinario   per professionalità, creatività, capacità manageriali sorrette  da un  amore esplicito manifesto,  ancestrale  per “ questa nostra terra meravigliosa, ‘insospettabile’,  a volte sommersa e misteriosa, ma sempre fantastica, l’Abruzzo”.
      Un impegno eccezionale il suo  che ha contribuito in modo determinante  a realizzare un evento che sta  suscitando  interesse in Abruzzo e fuori, anche oltreoceano  e che va raccogliendo
“ vitalissimi   fermenti del nostro tempo, riflessioni profonde che nascono sempre in periodi di crisi, di rivolgimenti strutturali , in situazioni contorte  e paradossali, che impongono  urgenti e responsabili prese di coscienza da parte di tutti”  per rimarcare alcune sue dichiarazioni.

CONFIGURAZIONE  DEL PROGRAMMA

       Inaugurata il 9 ottobre con la  Conferenza stampa  tenuta all’Aurum insieme al Presidente del Consiglio Regionale, ai Presidenti delle Province di Chieti  e di Pescara, ai sindaci di  Pescara, San Giovanni Teatino,  Atri e Pineto, la Biennale Habitat si è snodata  fino al 19 dicembre  per concludersi all’Auditorium De Cecco con l’asta di beneficenza in favore dell’AIL di quadri di pittori contemporanei toscani e abruzzesi e con il Concerto dell’orchestra sinfonica  “Abruzzo fa spettacolo”, una associazione di formazione musicale di qualità dotata anche  di un giovanissimo corpo di ballo che ha riscosso prolungati applausi da un pubblico di  ottocento spettatori in una delle serate artistiche organizzate  nel Padiglione del Porto turistico di Pescara.
       La Biennale 2010 è stata dunque un susseguirsi di mostre, forum, simposi, concerti, manifestazioni artistiche e culturali, a cui hanno assistito oltre duemila persone e che sono stati animati da  più di 200  protagonisti  con  esibizioni e testimonianze  dirette da  Pescara e da Sulmona,  dall’ Aurum, dal Padiglione del Porto turistico, da Villa Basile,  dall’Auditorium De Cecco, dall’Auditorium della Curia Vescovile di Sulmona e Valva. 


       Una grande rassegna “ragionata” dei problemi, dei contesti,  delle  criticità,  delle esemplarità ed eccellenze dell’Abruzzo di oggi in campi diversi, della memoria storica ampliata considerevolmente   negli  orizzonti  e  nella  conoscenza.

      Hanno dato testimonianza di luoghi e centri strategici, nevralgici  da cui  far partire  o completare progetti, piani e programmi  innovativi  e di  sviluppo :  i 13 ettari delle aree di risulta della stazione ferroviaria di Pescara centralela costa dei trabocchi del chietino, la Badia celestiniana di Sulmona, il distretto del Benessere di Caramanico Terme,   i borghi di Anversa degli Abruzzi e di Castrovalva,  le “centralità urbane”  in fase di avanzata definizione di San Giovanni Teatino, le località esemplari di Pineto ed Atri, il progetto del nuovo porto canale di Pescara, l’ex zuccherificio  Celdit di Chieti Scalo prototipo di innovazione e integrazione energetica di rango internazionale studiato e progettato dall’ing. Remo Massacesi per l’impresa Toto, il complesso EKK di Città S. Angelo ricavato dalla trasformazione della Cantina Sant’Angelo in un Resort di alto livello, in una vetrina  di prodotti tipici e della cucina abruzzese di eccellenza allestita da promoter dell’Abruzzo enogastronomico e dell’accoglienza quali Claudio Ucci e Tino Di Sipio, una expo’ permanente di arte dei giardini e di progettazione del verde,  nell’insieme voluti dall’imprenditore Umberto Febo  e  progettati dallo studio associato dell’arch. Mario D’Urbano.
La Costa teatina ha rappresentato il fiore all’occhiello della Provincia di Chieti, del Presidente Enrico Di Giuseppantonio come raffigurata nel progetto speciale territoriale di sviluppo sostenibile    -    illustrato il 12 novembre 2010 alla presenza di numerosi sindaci, amministratori locali, tecnici ed imprenditori    – progetto   su cui sta lavorando da tempo lo staff tecnico sotto la  guida di Antonio Di Chiacchio, Alessandro Cipressi, Marcello Borrone.
Significativo il contributo dell’ ing. Alessandro Di Loreto capo Dipartimento per lo sviluppo delle economie del Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri  che ha delineato precise  strategie di intervento.
Altrettanto rilevante  la giornata dedicata a San Giovanni Teatino  “Fulcro del sistema metropolitano Pescara – Chieti”,  caratterizzata dalle impostazioni di sistema  illustrate dal Sindaco Verino Caldarelli e  dall’assessore regionale Giandonato Morra  soprattutto in ordine alle problematiche dei trasporti , alle prospettive e  alle  soluzioni programmate per l’aeroporto, per la mobilità veicolare con il raddoppio dell’asse attrezzato, alla riqualificazione ambientale ed architettonica del centro città incentrata sulla chiesa progettata da Mario Botta, al modello di servizi offerti  e di amministrazione finanziaria di Comuni ed Enti locali.
Di diverso tenore  l’apporto  dato alla Biennale da  Licio di Biase, presidente del Consiglio comunale di Pescara, autore di diverse pubblicazioni sulla storia della città.  Una Pescara Story che ha formato parte della Mostra sulle esemplarità d’Abruzzo e che è stata occasione, l’ennesima ma non meno interessante, che la Biennale ha voluto riprendere e riproporre attraverso uno studioso  particolarmente attento e preparato in grado di scandagliare “sogni inespressi e rughe cancellate”.
         L’ esordio   nel parterre  della Biennale è stato  doverosamente riservato al Terremoto del 6 aprile 2009,  ai libri, agli scritti, ai pensieri , alle opere, alle musiche di  artisti e scrittori per l’Aquila,  alle sequenze fotografiche giganti a forte impatto emotivo  della Mostra  catalogo “Colpiti nel cuore”  della città  capoluogo in macerie  realizzata dall’Associazione il Pontile di Alba Adriatica.
        Al microfono Paolo Mastri, Elena Costa, Alice, Angelo De Nicola, con le rispettive Case editrici  One Group,  Costa, La Cassandra, Tracce, la rivista ABC, la mostra Chaos.

       Da ottobre a dicembre sono rimaste aperte  due Mostre rassegna  
1 -  Abruzzo “Sintesi del Mondo” per biodiversità, esemplarità,  progettualità, criticità dove hanno campeggiato località, ambienti, percorsi, tecnologie, piani, progetti, storia urbana;
2  -   Aree di risulta della stazione ferroviaria di Pescara, un diario  di iniziative, atti, progetti nel corso degli ultimi  30 anni,  diventata mostra permanente per segnalare l’importanza di  uno spazio da aprire ad un dibattito  approfondito in grado di dare senso o di neutralizzare   la formula “da Vuoto a Luogo”.
 
       Nella Biennale Habitat 2010  si sono avuti  27 giorni  dedicati a manifestazioni a sfondo artistico,  forum,  simposi  intensi quanto ad  esibizioni, illustrazioni, dialoghi , confronti  su realtà e problematiche  particolari frutto  di esperienze diverse, di  studi approfonditi, di  apporti, di indicazioni, soluzioni  elaborate, di progetti strategici, quali  tra gli altri -  di assoluto livello creativo e tecnologico  i progetti di Design dell’ ISIA di Roma, istituto di alta formazione diretto da Giordano Bruno,  una personalità  tra i protagonista più  significativi  della Biennale 2010  – o  quelli predisposti e presentati  dalla Camera di Commercio di Pescara,  essenziali al  rilancio culturale ed economico in chiave sostenibile dell’Abruzzo, nell’idea e nella visione di una Regione-Città di grandi potenzialità, se opportunamente indirizzata ed  inserita in contesti euromediterranei  e  posta in relazione organica con  ambienti internazionali, con gli abruzzesi  affermatisi nel mondo.
 
      I forum sull’infrastruttura geografica della Regione Abruzzo “chairman” ing. Domenico Longhi, mobilità alternativa, sentieri natura, green way, tratturi presentati da Berardo Fiorilli, Giovanni Di Nunzio, Armando Di Luca, Marcello Borrone, Agostino Monteferrante, Beniamino di Rico hanno fornito materiali e spunti di grande interesse sulla  pianificazione del territorio  basata su conoscenza, progettualità d’avanguardia e informazione tecnologica “interprete”.
       Il periodo dal 19 al 26 novembre concentrato al padiglione del Porto turistico è stato dedicato al MEDITERRANEAN WORLD per ricordare  che la civiltà del mondo occidentale è figlia del Mediterraneo .
       Un complesso di iniziative che hanno visto all’opera musicisti e talenti di ogni età – coordinati dal prof. Guillaume Boulay di cui si allega un articolo che ne descrive gli aspetti salienti – ricercatori, medici, designer, operatori economici, sindacalisti  relazionarsi con scuole e studenti di vario ordine e grado  che ne hanno punteggiato lo spirito.
         Di primissimo piano le giornate dedicate alla scienza e alla innovazione, alle problematiche relative al mondo della ricerca in Italia  che hanno registrato i contributi  di strutture di livello internazionale rappresentate  dalle loro massime intelligenze ed espressioni:
l’Istituto Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro presente con gli studiosi  più autorevoli ed interessanti in campo ambientale Tommaso Pagliani e Cristina Ingarao, l’Istituto Zooprofilattico di Teramo  molto apprezzato all’estero, diretto con successo dal prof. Vincenzo Caporale, il Centro di eccellenza in Oftalmologia dell’Università di Chieti e Pescara condotto dal prof. Leonardo Mastropasqua, i Dipartimenti di Ematologia e Trasfusione dell’Ospedale dello Spirito Santo di Pescara antesignani a livello europeo nelle terapie delle malattie del sangue e dei trapianti del midollo   punti di riferimento sanitario anche oltre i confini nazionali , affermatisi sotto la guida   del  prof.  Giuseppe  Fioritoni  e del prof. Antonio Iacone, l’Istituto di Astrofisica di valenza mondiale IcraNet di Pescara diretto ad altissimo livello  dallo scienziato Remo Ruffini, supportato da ricercatori dei quattro continenti e da Premi Nobel, l’Istituto di alta formazione al Design e alla Comunicazione ISIA di Roma presieduta dal prof. Giordano Bruno.
       In tale  contesto  ha assunto  particolare rilievo  ed importanza  la PETIZIONE ALL’UNESCO “ADRIATICO BENE DELL’UMANITÀ” promossa  dalla Biennale Habitat e illustrata a Pescara il 19 novembre 2010 al Porto Turistico  dall’avv. Lorenzo Ronca alla presenza del Sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia, il quale utilizzando la sua posizione di vice presidente del “Forum Internazionale delle Città dello Jonio e dell’Adriatico” ha  immediatamente  preso l’impegno di  sostenerla  a partire  dall’assise di Brindisi  del 5  febbraio  2011.

      La Biennale Habitat si è conclusa con una settimana dedicata all’arte contemporanea a Villa Basile, dal 10 al 18 dicembre intitolata “Atolli dell’Anima”.

Di particolare rilievo la performance di poesia, musica e danza del gruppo Sinergie, un’opera d’arte totale dal titolo “Metafore” che ha aperto e inaugurato la mostra. Nella stessa sede del padiglione di Villa Basile si sono degustate delle “perle rare” d’Abruzzo, grazie alla partecipazione dell’ Associazione “Terre Alto Angolano” che, grazie all’attenta guida del dott. Giuseppe Berghella, riunisce e mette a sistema una serie selezionata di aziende vitivinicole, agricole e artigiane di altissima qualità, nel totale e pieno rispetto dei cicli vitali degli habitat rurali e del paesaggio. Ricordiamo, solo per citarne alcune, l’azienda Le Due Colline e l’azienda Pallottini entrambe situate nello splendido scenario del paesaggio di Città Sant’Angelo.
    Tutte le opere in esposizione alla Villa sono state battute all’asta dal dott. Antonio Pucarelli e il ricavato devoluto all’ AIL Pescara Onlus per la ricerca in campo ematologico.

 “Un  grandissimo grazie  alla generosità e sensibilità  dei ventisette artisti  toscani e abruzzesi che hanno voluto  rinverdire un legame storico tra le due regioni, regalando una loro opera  d’arte mossi unicamente da sentimenti di solidarietà umana  altro indelebile tratto distintivo  di questa nostra straordinaria  ineguagliabile Italia”  ha dichiarato il Presidente Annika Patregnani la sera di chiusura della Biennale il 19 dicembre 2010.
      Brochure e  locandine  inerenti la Biennale 2010  forniscono il  quadro d’insieme  dei patrocini e dei coinvolgimenti, in sostanza delle  “implicazioni”, della  “poliedricità”  ed ampiezza del programma sviluppato negli “habitat esplorativi” ospitati all’Aurum,  negli “habitat mediterranei”  accolti al Porto turistico, negli “habitat artistici”  dislocati a Villa Basile e all’Auditorium De Cecco, negli “habitat  del pensiero ecologico”   ricevuti nell’Auditorium della Diocesi di Sulmona e Valva  in perfetto “ spirito celestiniano” particolarmente apprezzati da duecento e più studenti delle scuole superiori dell’area peligna.  
 Un evento a Sulmona di grande spessore culturale  esaltato dagli interventi di Monsignor Angelo Spina, ineguagliabile,  sulla “natura nella spiritualità di Pietro Celestino”, di Walter Mazzitti sulla vitale importanza delle  risorse ambientali e della cultura dell’acqua a livello planetario, decisivo  fattore di  pace per il Medio Oriente, di Giuseppe Di Croce sulla “genesi  ed evoluzione storica del Parco nazionale della Maiella, della legge istitutiva delle aree protette in Italia, dell’Abruzzo regione verde d’Europa”,  di Ugo Crescenzi  sul  “progetto di Università Internazionale della Pace”  quale formidabile strumento di  scambio e di promozione culturale, civile e scientifica  per l’Abruzzo e dall’Abruzzo  in presa diretta con  Paesi emergenti,  con  quelli più poveri ed arretrati, vicini e lontani, sulla base di  raccordi e  collaborazioni positive  da instaurare con le comunità e  con le intelligenze abruzzesi dislocate in  ogni dove del mondo.  
 
Un programma quello della Biennale Habitat 2010  che interpreta una  prima parte della  straordinaria ricchezza “ambientale” , culturale ed umana che  porta l’impronta dell’Abruzzo sul territorio regionale, in Italia e nel mondo, ossia di realtà degne di essere conosciute a fondo,  di essere monitorate e valorizzate come meritano nell’interesse generale.

       Un programma estensibile,  aperto ad ampliamenti, supplementi, approfondimenti in progress, i cui contenuti specifici potranno essere via via implementati,  letti in edizioni sempre più complete, “saccheggiati”  a piacimento  per amore del sapere assumendoli  dal Portale della Biennale, in corso di configurazione e di allestimento con tutto  il corredo derivante dal reperimento,  integrazione e riordino di  relazioni e materiali -  scritti, documenti sonori e videografici  -    presentati ed illustrati nei Forum, che dovranno formare oggetto   – secondo gli  auspici  -  di Pubblicazione-Catalogo a stampa della edizione 2010. Sponsor e dotazioni finanziarie permettendo.

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feb 09 2012

habitatlab

PRESENTAZIONE HabitatLAB Onlus

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L’ Associazione no profit a carattere nazionale HabitatLAB Onlus di tutela e valorizzazione del territorio in ogni sua accezione è nata in marzo 2010
La Onlus ha come ragione sociale lo scopo, la mission di

1 >>>>>>>>>>>> promuovere e sviluppare la conoscenza, la divulgazione, la redazione, l’ applicazioni di

• idee, studi, ricerche, tecnologie, strumenti, progetti sulla città contemporanea e sugli habitat – città, borghi, centri urbani, paesaggi, ecosistemi, territori agricoli, aree protette, zone a rischio, aree marine, risorse ambientali -

• programmi e sistemi innovativi di informazione,
di progettazione,di trasformazione dinamica interattiva degli habitat ambientali, territoriali, economici e urbani

• “progetti esemplari” in contesti urbani, territoriali, ambientali

• modelli e strumenti di economia di impresa e di finanza di
progetto a scala internazionale

2 >>>>>>>>>>>> organizzare ogni due anni una BIENNALE HABITAT sui temi più attuali di Governo del territorio e delle sue trasformazioni, su problematiche emergenti, rilevanti, a forte impatto, su casi significativi e situazioni di particolare interesse locale, nazionale, europeo e internazionale sul piano culturale, scientifico, tecnico, artistico, economico, politico, sociale.

La Biennale è strutturata come evento aperto della durata di tre mesi settembre-dicembre e come dialogo “interattivo” sul web mediante “isole tematiche multimediali” .
E’ articolata in spazi informativi di incontro e di approfondimento Mostre – rassegne, Symposium, Forum, Convivium dislocati in location di pregio architettonico, in luoghi pubblici e in rete telematica.

3 >>>>>>>>>>>> dare impulso ad azioni di contrasto, di protezione, di prevenzione, di risarcimento per attentati e lesioni ambientali ed esistenziali in atto o potenziali a danno di cittadini, popolazioni, interessi diffusi più o meno organizzati

HabitatLab Onlus comunica ed opera a regime in reti telematiche e territoriali mediante
Portale e siti web – Sistemi informativi interpreti -Banche dati
Report, cataloghi, specifiche tecniche, periodico on line e a stampa
Club di promotori, animatori, interlocutori, referenti, sostenitori
Network di enti, aziende,banche, associazioni, istituti, centri di ricerca e di eccellenza
Stages e seminari formativi

“ L’uomo del XXI secolo dovrà apprendere un’Arte e una Scienza nuove…
l’ascolto creativo della Storia e della Natura…”
(Ilya Prigogine)

 

MISSION

Tutela e valorizzazione degli Habitat umani intesi quali ‘dimensioni esistenziali’ delle comunità euromediterranee nello spazio-tempo reale e virtuale

Trasformazione, evoluzione e interazione simultanea degli Habitat – sociali, storici,scientifici, artistici, musicali, naturali, tecnici, tecnologici, metropolitani, virtuali – come espressione dinamica e manifestazione vitale della creatività umana

Importanza fondamentale del territorio, centralità dell’ambiente, funzione decisiva della Scienza e della Conoscenza e delle loro applicazioni, nel mondo di oggi, risorse rare, preziosissime per un Grande Paese, incomparabile come l’ Europa e il Mediterraneo, costellati di borghi, di città d’arte, baciati dalla bellezza del paesaggio, dei luoghi, dalla ricchezza di storia, cultura, natura, culle di intelligenza millenaria e moderna

Promozione delle vere Industrie del Grande Paese Euro Mediterraneo:

- Industria della Rarità
beni naturali, culturali, storici, artistici, enogastronomici
- Industria della Conoscenza
storia, arte, scienza, tecnica
- Industria delle Virtù
stile, gusto, eleganza, bellezza, raffinatezza
- Industria dell’Ambiente
ambiente come risorsa, cultura del paesaggio, ecosofie
- Industria dell’Accoglienza
turismo culturale, ospitalità, wellness

“Vi sono energie ed entusiasmi che attendono solo di potersi esprimere…
confido nella saggezza e sensibilità di chi vuole raccogliere la sfida…
non c’è più tempo da perdere”
( Carlo Petrini )

“La società contemporanea ha raggiunto la perfezione dei mezzi
nella confusione dei fini…
non possiamo risolvere i problemi con i medesimi schemi di pensiero con cui li abbiamo creati…
la grande sfida dell’uomo sarà quella di comprendere e governare la complessità attraverso la continua e progressiva evoluzione delle relazioni e delle connessioni tra elementi differenti…”
(Albert Einstein)

“Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità.
Un ottimista vede l’opportunità in ogni difficoltà”
( Sir Winston Churchill)

“Non importa quanto tempo impiegherai per realizzare il tuo sogno,
perché ciò che conta veramente è il viaggio che percorri per arrivare al sogno…
ciò che conta è la sopravvivenza di quel sogno…
e a chi lascerai il testimone…”
( Paulo Coelho)

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